Gabriele Giacomini | TEDxUdine

 Formatosi all’Università San Raffaele di Milano, Gabriele Giacomini si laurea in Filosofia della mente, della persona, della città e della storia nel 2011 e viene proclamato Dottore di ricerca in Neuropsicologia cognitiva e filosofia della mente nel 2015. Nel 2018 consegue il master di II livello in Previsione sociale all’Università di Trento.Ha pubblicato articoli scientifici per riviste nazionali ed internazionali. Ha scritto i libri “Psicodemocrazia. Quanto l’irrazionalità condiziona il discorso pubblico” (prefazione di Angelo Panebianco, Mimesis 2016) e “Potere digitale. Come Internet sta cambiando la sfera pubblica e la democrazia” (prefazione di Michele Sorice, Meltemi 2018). Per le sue attività di ricerca ha vinto il Premio nazionale Frascati “Elio Matassi” nel 2017 (migliore esordiente con il libro “Psicodemocrazia”) e il Premio SPe “Achille Ardigò” nel 2018 (per la relazione “Il paradosso del pluralismo online” al convegno annuale di Sociologia per la Persona).Ha lavorato presso la Scuola Enrico Mattei di Eni Corporate University, presso l’Università di Udine e per cinque anni (2013-2018) è stato Assessore all’innovazione e allo sviluppo economico del Comune di Udine. Attualmente è responsabile scientifico del progetto “Oltre le traiettorie dei digitale” della Fondazione Giannino Bassetti di Milano.

IL TALK DI GABRIELE GIACOMINI

 Le nuove tecnologie della comunicazione digitale stanno cambiando la sfera pubblica e la democrazia. Come dopo la scoperta della stampa a caratteri mobili si stanno aprendo inedite opportunità. Ma stanno emergendo anche grandi poteri, come quelli di Facebook o Google ad esempio, che influenzano, condizionano. Con un sottile ma pervasivo “verticismo”. Sappiamo che gli algoritmi delle piattaforme, per scopi del tutto commerciali, fanno in modo che gli utenti siano esposti quasi esclusivamente alle notizie che gradiscono, sono le cosiddette echo chambers. Perché questa rivoluzione sia una evoluzione politica, e non una involuzione, i cittadini 2.0 devono diventare un po’ hacker, ovvero dei “dilettanti appassionati”: innanzitutto della propria libertà, e poi un po’anche di informatica.