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Public Speaking avanzato al Liceo Scientifico Giovanni Marinelli di Udine

Vi racconto com’è andata ma, prima, una piccola premessa.

Condurre un corso di Public Speaking si distingue da altri generi di formazione per 2 motivi: il primo è che, per quanto tu abbia strutturato un’efficace scaletta dei lavori, sarai costretto ad effettuare voli pindarici e abili manovre per riuscire a toccare tutti gli argomenti che ti eri proposto. Il secondo, riguarda il tuo brevetto: se non sei abile nel volo, tanto quanto nelle partenze da fermo e, possibilmente, negli atterraggi di fortuna, probabilmente non raggiungerai la meta.

Il problema è che, un Corso di Public Speaking, prevede una forte interazione con il gruppo e la responsabilità, per il docente-facilitatore, di creare l’atmosfera perfetta nella quale il gioco dello scambio-relazionale possa avvenire. La comunicazione, infatti, è essenzialmente la capacità di produrre consapevolmente, in chi ascolta, una risposta emozionale.

Se mescoliamo emozioni vs adolescenti vs espressione consapevole, scopriremo ben presto che la linearità non è quasi mai la strategia migliore per ottenere ciò che vogliamo, ovvero: la partecipazione!

Da dove cominciare allora? Assodato il possesso di una solida esperienza e di un buon bacino di case studies a cui attingere, le parole chiave saranno: Osservazione e Intuizione.

Una volta in classe, si potrebbe iniziare con un “Datemi il LA!” facendoli letteralmente cantare a squarciagola e rompere “letteralmente” il ghiaccio. Quasi sempre si prestano: figuriamoci se ci si può lasciar scappare l’opportunità di fare una cagnare bestiale, magari in Aula magna o nel Laboratorio di informatica, senza rischiare nemmeno un rimprovero. Oppure, si potrebbe  prenderli di sorpresa mettendo in scena uno sketch, magari su un copione creato appositamente.

Per gli allievi del Liceo di cui vi parlo, ho scelto questa seconda strada.

Il Tema? Il Tempo.

E’ questo, l’affascinante e controverso argomento che ha animato i nostri 5 incontri, trascorsi ad esplorare profondità forse mai raggiunte prima, accalorandoci per dare forma, colore, musica e, infine, voce a concetti che se per molti di noi, adulti, suonano familiari, quasi mai ci aspettiamo possano trovare spazio nella mente e, nel cuore, di un ragazzo o di una ragazza di appena sedici anni.

Per Sara, Alberto, Gianmarco, Omar, Lucia, Emma, Giulia, Lorenzo, Jacopo, Chiara, Alessia, e Justin il Tempo è FRETTA – MERAVIGLIA – AMICO/NEMICO – TRENO IN CORSA – ILLUSIONE – STAZIONE – PERDITA – PRIMO RICORDO – FIUME IN PIENA – AVVOLGENTE – LIMITE e, per tutti loro, un COMPAGNO DI VIAGGIO.

Il Tempo, un Amico? Il Tempo, una Meraviglia? Il Tempo, che mi avvolge e mi trascina? Quanti scenari e quanta complessità da rappresentare in così poche ore! Ore spese al meglio, visti i risultati! Da un primo Brainstorming tutti assieme, si sono formati 4 gruppi, con il compito di creare altrettanti Talk, sfruttando il potere delle parole chiave già raccolte e catalogate.

“Difficile, troppo difficile!” si è lamentato qualcuno. “Non siamo abituati a scrivere di Noi!”, si è difeso qualcun altro, quando le parole stentavano a venire fuori. Allora siamo partiti dalle immagini: “Cosa vedi se dico FRETTA, MERAVIGLIA, ILLUSIONE?”. Qualcuno si è preso l’incarico di tradurre in schizzi i pensieri degli altri, qualcuno invece si è occupato della musica perchè, le emozioni, si “sentono” prima di vederle. Un lavoro di ricerca, quindi, accompagnato dalla scrittura dei 4 Storyboard che avrebbero poi rappresentato i Talk.

Un gran bel lavoro di gruppo!

Di settimana in settimana i concetti hanno preso la forma di dialoghi, arricchiti e incorniciati da ambienti e metafore e argomentazioni, fino a sbarcare sulla scena. Ogni volta mi stupisce e mi emoziona, quando la pedana di un piccolo auditorium, un poco buio, con le sedie ribaltabili che cigolano ad ogni piccolo spostamento (…e tutti zitti immobili mi raccomando altrimenti si sente nel video!…), la luce fredda di un video-proiettore che fissa immagini sgranate su un muro bianco, si trasformano come per incanto in eleganti Teatri, con palchi attrezzati ed effetti professionali. Un incantesimo in piena regola, che solo le Emozioni vere sono in grado di provocare.

Osservando questi ragazzi e ragazze, offrire qualcosa di se stessi agli altri, ridere del proprio imbarazzo, accettare i consigli e le osservazioni di tutti e poi ripetere e ripetere la parte, accogliere con sempre maggiore entusiasmo e naturalezza le mie richieste e le sfide che di volta in volta gli lanciavo, ho pensato:“Loro ce la faranno, cresceranno e ce la faranno, saranno capaci e andranno a testa alta nella vita”.

Bravi, Cari, Coraggiosi e Vivi!

Vorrei portare i loro Talk su un palco, un giorno. Raccontarli uno per uno, farli diventare dei Fumetti, dei Video, delle Storie. Se lo meriterebbero, perché sono davvero delle buone idee, acerbe, è vero ma, con ottime potenzialità.

A Sara, Alberto, Gianmarco, Omar, Lucia, Emma, Giulia, Lorenzo, Jacopo, Chiara, Alessia, e Justin voglio dire Grazie! Grazie per la costanza e per l’impegno. Grazie perchè ci siamo divertiti e ne siamo usciti, tutti, più maturi ed entusiasti, con qualcosa di prezioso da mettere nella valigia… in Tempo per il viaggio della Vita.