Avere un progetto significa non perdere mai di vista la destinazione

Nella prima tappa del TEDxUdine Salon, abbiamo cercato di scoprire quali sono i nostri talenti. Ora che abbiamo le idee un po’ più chiare a riguardo, vogliamo dedicarci alla loro gestione. In pratica, che cosa ne dobbiamo (e vogliamo) fare?

Ne abbiamo parlato con William del Negro, bancario, startupper, ma soprattutto curioso, sognatore e testardo, nonché speaker della seconda data del Salon, in programma il 21 novembre.

William, a volte per sviluppare un progetto come il tuo c’è bisogno di un ambiente incentivante. È più importante trovare un supporto nei propri cari o puntare tutto su se stessi?

L’ingrediente principale è credere in se stessi. Durante il percorso per raggiungere il proprio sogno, obiettivo, progetto sicuramente si attraversano anche dei momenti di sconforto. La voglia di mollare c’è. In quei momenti, il supporto di qualcuno che ti dica “Vai avanti, non mollare!” diventa fondamentale. È un supporto che può arrivare dal mondo esterno. Tuttavia, l’ambiente familiare, composto da chi ti conosce meglio, è quello che ti può dare maggior spinta.

E non si corre il rischio di ricevere un supporto che, proprio perché familiare e affettuoso, sia imparziale?

Sicuramente, però ogni tanto serve anche quello. Avere il sostegno di qualcuno che crede in te a prescindere dal tuo progetto è indispensabile. L’imparzialità, il supporto oggettivo, invece è fondamentale dall’esterno. Anche il fatto di parlare con possibili investitori che negano il loro contributo e lo motivano, è uno stimolo a crescere, a capire gli errori e a migliorare.

E tu come ti sei comportato davanti a un no?

All’inizio puoi essere fortemente convinto che la tua idea sia la migliore e non credi nella critica che ti viene posta. L’approccio corretto è chiedere il perché hai ricevuto un no, analizzarne le motivazioni e adottare delle scelte che riescano a trasformare quel no in un futuro sì. C’è anche da dire che non tutti i no sono uguali: qualcuno può non credere nel tuo progetto, per quanto sia innovativo, e il motivo è legato proprio al fatto che non creda nel tuo tipo di innovazione. Diverso è se il no di qualcuno è legato a errori imprenditoriali o di business plan. In quest’ultimo caso, sì, vale la pena considerare ciò che dice.

Se le nostre idee sembrano troppo azzardate o rischiose, cosa possiamo fare?

Capire se lo sono veramente, cercando il confronto con i potenziali clienti e valutandone l’effettiva sostenibilità. È molto importante capire se la propria idea è buona ma oggettivamente irrealizzabile, oppure se, in base a destinatari dell’idea, capacità e strumenti a disposizione, basta solo un po’ più di impegno.

Resilienza: in psicologia è la capacità di far fronte agli eventi traumatici, in ecologia è la capacità di un sistema di tornare al suo stato iniziale dopo esser stato sottoposto a una perturbazione che ha modificato il suo stato. Rispetto allo sviluppo di un progetto che significato dai a questo termine?

Nell’arco della sua vita ogni progetto incontra dei momenti di crisi e delle problematiche. Anche il miglior progetto, ad esempio, in periodo Covid, potrebbe aver subito grosse difficoltà. In questo caso, resilienza può voler dire far fronte a questo imprevisto e tornare allo stato iniziale, inteso come splendore, adattandosi alle condizioni attuali. Se necessario, si deve cambiare strada, mantenendo però ben chiara e inalterata la destinazione. È come quando trovi dei lavori in corso in autostrada. Farai una strada diversa, ma alla fine raggiungi comunque la tua destinazione.

Riguardo a Willeasy, cosa dimostri a chi vuole mettersi in gioco?

Dimostra l’importanza di cambiare tipo di vedute, uscire dallo standard, non giustificarsi dietro a un “abbiamo sempre fatto così” o “tutti fanno così”. Questo non significa che non si possa fare di meglio. Se agisci come fanno tutti e il problema non è risolto, vuol dire che ciò che fai non funziona o funziona parzialmente. Analizzando i motivi per cui tutto ciò che è stato fatto finora non ha funzionato, si può trovare l’ingrediente mancante.

Questo è quello che ho fatto anche con Willeasy. In molti mi avevano consigliato di restringere il mio potenziale pubblico, di non rivolgermi a persone con caratteristiche troppo diverse tra loro. Io non ho voluto scegliere tra una tipologia di persona e un’altra, perché già altri l’avevano fatto e non aveva funzionato. Io voglio fare qualcosa per la persona, indipendentemente dalle sue caratteristiche. Questa è l’idea alla base del mio progetto, che può funzionare solo mantenendo la mia linea di pensiero. Se, invece, mi adatto a quello che altri stanno già facendo, non funzionerà.

Cos’è per te l’ottimismo?

Sono io! È un modo di pensare e di porsi anche davanti ai problemi. È importante cercare di osservare le cose positive anche in un momento negativo, anche le più piccole. Le cose negative ti insegnano di più, però per andare avanti devi puntare su quelle positive. Il pessimismo fa male, non porta da nessuna parte e non ti fa raggiungere gli obiettivi. Se sei ottimista magari prendi qualche batosta, però non subisci gli effetti collaterali che il pessimismo inevitabilmente ti porta.

Ora non c’è più alcun dubbio: la seconda data del TEDxUdine Salon sarà indimenticabile! Non hai ancora prenotato il tuo posto? Fallo subito, clicca qui!

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