Consumiamo proprio così tanto?

Quando la mattina, appena sveglio, apro il rubinetto dell’acqua calda per lavarmi il viso, mi sento fortunato. Se penso ai miei nonni che si lavavano con un catino di acqua fredda in una stanza fredda, anche d’inverno, beh non li invidio.

Il desiderio di migliorare le nostre condizioni di vita ci ha condotto verso scoperte inimmaginabili che spesso abbiano convertito in tecnologie spettacolari, che a loro volta ci hanno fatto sperimentare comfort diventati poi parte imprescindibile del nostro quotidiano.

Continueremo a consumare

Se i miei nonni (e chissà quanti altri nonni) si facevano bastare una sciacquata veloce a fine giornata, perché riempire il catino era faticoso e l’acqua era fredda, oggi sotto il getto di acqua calda ci stiamo qualche secondo in più, magari per lavare via un’impegnativa giornata di lavoro. In fondo basta aprire il miscelatore e il gioco è fatto.

Proprio sotto lo doccia mi sono posto una domanda: quanti di noi rinuncerebbero all’acqua calda? Immagino pochi, forse nessuno.

La stessa domanda potrebbe valere per l’automobile, per le finestre a isolamento termico, per il wi-fi, per il caldo maglione in cotone biologico, per lo spazzolino da denti, per la caldaia o per il negozio di alimentari sotto casa. Chi più ne ha, più ne metta.

Consumare ha i suoi costi

Ma dietro l’acqua calda non c’è solo una preziosa risorsa naturale da preservare. Ci sono anche una caldaia con i suoi componenti, pompe controllate da apparecchi elettronici, personale che risolve problemi in loco spostandosi in auto, fino agli impiegati che emettono documentazioni sfruttando magari potenti servizi di cloud computing.

Insomma, tutti i comfort di cui godiamo hanno un costo, sociale e ambientale.

Possiamo rimodulare le nostre abitudini, proseguire sulla doverosa e necessaria strada del riutilizzo, della ricerca di materiali biocompatibili e dello sviluppo di processi di produzione che richiedano meno energia e inquinanti.

Ma continueremo a consumare. Meno di ora? Più di ora? Chissà. Forse, quanto oggi riteniamo ci basti, domani potrebbe non bastarci più, a fronte di una nuova scoperta scientifica o, ad esempio, di un modo più pratico per conservare le verdure o di un innovativo materiale isolante che fa risparmiare in bolletta.

Il consumo ereditato

Il problema forse non è tanto cosa e quanto consumeremo in futuro; ormai la strada dell’ecosostenibilità è tracciata, per fortuna. Il problema è ciò che abbiamo già consumato

Terre e mari sono pieni di rifiuti che, se restano dove sono, non fanno – e non faranno – bene né a noi né all’ambiente. Immondizia composta di materiali che però, con il nostro ingegno, possiamo trasformare di nuovo in qualcosa di utile e, stavolta, pulito.

Concentrarsi a recuperare tutto, ma proprio tutto, significherebbe ripulire davvero il mondo in cui viviamo e generare economia di valore. 

Di scienziati virtuosi e aziende che credono nell’economia circolare per fortuna ce ne sono già. Del resto, vuoi che una specie che è riuscita a far volare gli aerei, ottenere energia dal sole e pensare la formula della plastica non sia in grado di trasformare all’infinito – e rendere pulito – tutto ciò di cui beneficia?

Ho fiducia che là fuori ci siano tanti geni, che aspettano solo di essere finanziati.

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