Piccole azioni per un cambiamento epocale: partiamo dalla nostra tavola

Quando pensiamo ai cambiamenti climatici e all’ambiente spesso ci vengono in mente meccanismi e dinamiche fuori dal nostro controllo.

Magari siamo già attivi e attenti: facciamo la raccolta differenziata, utilizziamo i mezzi pubblici e ci spostiamo, se possibile, a piedi o in bicicletta, evitiamo di acquistare le fragole a dicembre…

E se si potesse fare di più Con relativamente poco?

È ormai di dominio pubblico una situazione allarmante:

Gli allevamenti intensivi inquinano, e tanto. Più di tutti gli stabilimenti industriali, più delle automobili, più di tutto il sistema di trasporto merci via terra. Per quantità di polveri sottili emesse sono secondi solo alla somma di tutti i sistemi di riscaldamento.

Il dato allarmante è che, nonostante gli impegni presi dall’Unione Europea per ridurre le emissioni, l’analisi di Greenpeace evidenzia come le emissioni annuali degli allevamenti siano aumentate del 6% tra il 2007 e il 2018. Tale aumento, l’equivalente di 39 milioni di tonnellate di CO2, equivale ad aggiungere 8,4 milioni di auto sulle strade europee.*

È chiaro che servono due azioni, una dall’alto per limitare e regolamentare tali attività ma, soprattutto, dal basso. Quello agroalimentare è pur sempre un mercato regolato da domanda e offerta, dove la domanda la decidiamo noi.

Dobbiamo quindi diventare tutti vegetariani, in modo che il mercato si adegui di conseguenza?

Qualcuno dice di sì, altri dicono di no… Ma quasi tutti si chiedono: “Come si fa a vivere senza carne?”

Nonostante gli esempi illustri di vegetariani (e vegani) famosi, forti e sani, intraprendere un cambiamento radicale della propria dieta può spaventare tutti. Vorrebbe dire rinunciare alle lasagne, al ragù, a tutti quei piatti meravigliosi che la nostra cucina ci suggerisce… E poi: riuscireste a immaginare il vostro ultimo boccone di carne? Che sia un hamburger o un filetto… È dura.

Dall’altra parte c’è il nostro senso di responsabilità che ci fa considerare l’aspetto etico, il costo in termini ambientali e tutti i benefici che la scienza ha dimostrato derivare da un consumo ridotto di alimenti di origine animale. Parliamo di riduzione degli stati infiammatori del fisico, della diminuzione significativa di patologie cardiovascolari e della prevenzione di numerosi tipi di tumori.

Smettere di mangiare la carne è un po’ come smettere di fumare: sappiamo che sarebbe bene farlo, ma… È una scelta estrema! Vorrebbe dire: mai più carne. Siamo pronti? Quando si pensa in questi termini è facile cedere e rimandare.

Ecco l’idea: il vegetarianesimo “infrasettimanale”

Direttamente dal TEDTalk di Graham Hill ecco un’idea talmente semplice da rischiare di passare per sciocca.

Un suggerimento pragmatico: possiamo diventare vegetariani… Nei giorni feriali. Tutto qui. Lui l’ha fatto per un anno e commenta:

“Consumo di meno ed inquino di meno. Mi sento meno in colpa nei confronti degli animali. Addirittura risparmio denaro. E ancora meglio, sono più sano, so che vivrò più a lungo, e sono pure dimagrito un po’.“

Quella che sembra un’idea un po’ strana, fatta a metà, ha una portata grandiosa. Mangiare carne solo nei giorni infrasettimanali vuol dire ridurne il consumo del 70%. Una percentuale notevole.

E se si sgarra? Non è un problema.

Fare qualcosa è sempre meglio che non fare nulla, e si rischia pure di prenderci gusto. Si tratta di decidere: mi interessa veramente fare qualcosa per me e per l’ambiente?

Rispondere “sì” può voler dire semplicemente provarci. Si può dimostrare di avere a cuore il nostro futuro e quello del pianeta solo scegliendo consapevolmente ciò che si mette in tavola.

Spendere i propri soldi in maniera consapevole

Un altro degli aspetti di cui parla Graham Hill è quello del portafoglio. Cosa ci domandiamo quando, al supermercato o in macelleria, stiamo per acquistare della carne?

Ogni cibo che acquistiamo ha un valore in termini assoluti, per noi e per l’ambiente: le risorse necessarie per produrlo, l’inquinamento generato, la filiera produttiva, la distribuzione e il prezzo al dettaglio sono tutti fattori che lo determinano. Il valore può anche essere tradotto in termini economici, un costo: produrre una carne di elevata qualità comporta una spesa maggiore per i mangimi e controlli veterinari nell’allevamento, ad esempio. O ancora il rispetto di determinate normative per limitare le emissioni e gestire adeguatamente i rifiuti comporta spese elevate per gli allevatori.

Cosa vuol dire se il prezzo della carne è troppo basso? È plausibile acquistare del petto di pollo per pochi centesimi? La risposta è no. Se sui banchi dei supermercati si trovano prodotti super economici è perché probabilmente qualcun altro ha già pagato (solitamente si tratta dell’ambiente) o che è stata fatta la scelta di risparmiare in qualche punto della catena produttiva.

Se ci interessa adottare uno stile di vita più sostenibile sicuramente uno dei primi passi da fare è comprendere qual è il reale valore di ciò che mangiamo e che cosa ha comportato produrlo; dobbiamo essere consapevoli del fatto che la carne ha un costo elevatissimo.

Poca ma buona, per accontentare la coscienza e il palato

Un detto popolare che si adatta alle amicizie come ai consumi di alimenti animali: pochi ma buoni.

Aumentando la percentuale di cereali e verdure a discapito della carne il risparmio a fine mese è garantito. Alimenti vegetali non lavorati non solo sono più sani, ma anche più convenienti e si può quindi riallocare il budget mensile per acquistare prodotti di qualità più alta. Le lavorazioni industriali necessarie per produrre non solo la carne ma anche cibi precotti, surgelati o confezionati incidono infatti in maniera molto alta sul valore (e sul costo finale) di ciò che mangiamo.

Ecco dunque che possiamo pensare di riportare la carne ad una dimensione più sostenibile e simile a quella di 50 anni fa, con un consumo limitato alle occasioni “speciali”, anche semplicemente il weekend. In questo modo anche il palato avrà la sua gratificazione mentre la coscienza (ed il pianeta) sicuramente potranno tirare un sospiro di sollievo.

In fondo, se tutti mangiassimo solo la metà della carne che attualmente consumiamo, sarebbe come se la metà della popolazione fosse diventata vegetariana.

link per approfondire:

*L’analisi di Greenpeace
Il TEDTalk di Graham Hill

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