Mercoledì Green – Intervista a Gabriele Pitacco

Conoscere ed essere consapevoli delle opportunità che i progetti internazionali ci offrono, dove la comunità stessa può essere protagonista, ci permette di fare la nostra piccola azione per agire contro il cambiamento climatico e fermare la ruota sulla quale ora ci troviamo e per agire a favore della biodiversità.

Per il nostro consueto appuntamento con i Mercoledì Green, i nostri Elena e Davide hanno intervistato Gabriele Pitacco, Architetto, Dottore di ricerca e l’esperto tecnico incaricato dalla Comunità riviera friulana per lo sviluppo del progetto Europeo INTERREG Italia – Croazia CREW per la gestione delle aree umide e per il contratto di area umida della Laguna di Marano.

E: Gabriele, ci puoi raccontare come è nata l’idea di questo progetto?

G: Il progetto, lanciato a marzo 2019 vede collaborare 7 partner: Università IUAV di Venezia, Università di Camerino, tre Riserve naturali sul versante croato e una serie di Enti locali sulla costa italiana.

Ci muoviamo lungo tutto l’Adriatico: partendo dal fiume Ofanto, in Puglia, passiamo alla Riserva Naturale Sentina a San Benedetto del Tronto, salendo alla Laguna nord di Venezia fino ad arrivare alla Laguna di Marano per poi ridiscendere a est tra le tre riserve croate.

Il progetto ha visto l’istituzione di un Osservatorio per il controllo della qualità delle acque e dell’habitat naturale delle aree target con l’obiettivo finale di portare le stesse aree, a fine progetto, alla firma di un contratto di Area Umida.

Il progetto ovviamente prevede poi tutta una serie di iniziative volte alla divulgazione dei dati e delle iniziative intraprese.

D: Che cos’è il contratto di Area Umida?

È un nuovo modo per far dialogare Enti Territoriali e cittadinanza come associazioni, enti di categoria o anche privati cittadini.

Si chiama contratto proprio perché le diverse parti, sedute allo stesso tavolo, negoziano assieme una serie di azioni tutte su base volontaria: ogni portatore d’interesse infatti, mette sul campo le proprie capacità, i propri fini statutari (per quanto riguarda gli Enti), per intervenire su un territorio condiviso che, nel nostro caso, è la Laguna di Marano e il suo entroterra.

Il nome “Area Umida” è stato scelto proprio perché nel nostro caso abbiamo tre Riserve Naturali, la conterminazione lagunare e tutta una serie di aree perimetrali che sono molti influenti su quella che è la laguna. Lo scopo è quello di contribuire al miglioramento della qualità delle acque, valorizzare l’ambiente e la biodiversità e promuovere uno sviluppo consapevole del territorio.

E: In un contratto come quello di Area Umida, come si fa a trovare il giusto bilanciamento tra interessi per lo sviluppo economico della comunità e gli interessi dell’ambiente, come ad esempio la tutela della biodiversità e della sostenibilità?

Ogni contratto è diverso. Il contratto non può ovviamente andare contro quelli che sono i Piani e le norme in essere per cui, la tutela della biodiversità che viene garantita dagli enti di livello regionale, non può essere messa in discussione.

Quello che possiamo fare è “cucire su misura” le azioni per rendere ancora più cogenti alcune norme, trovare delle attività in più da aggiungere e riuscire a trovare un equilibrio tra gli interessi di sviluppo economico e tutela ambientale.

Per come si è svolto fino ad ora il percorso partecipativo del progetto, abbiamo notato in primis negli operatori economici un’attenzione molto forte verso la tutela e gestione del territorio e della biodiversità, piuttosto che verso gli interessi economici.

Possiamo dire che il nostro territorio, oltre ad essere molto ricco di biodiversità, ha una popolazione molto attenta e ricca di conoscenze sullo stesso: gli attori coinvolti, sanno che gli interessi economici passano attraverso questa ricchezza ambientale che abbiamo.

E: Ci puoi fare qualche esempio di azione concreta che questi portatori di interesse hanno voluto condividere?

Il contratto è ancora in fase di definizione per cui posso anticiparvi qualcosa senza però sbilanciarmi troppo.

Nel primo focus group abbiamo parlato di mobilità sostenibile e un gruppo di cittadini ha proposto di rivisitare i percorsi ciclo pedonali già esistenti per creare una serie di “percorsi paesaggistici” che siano legati più all’archeologia, all’ambiente e al paesaggio per valorizzare il territorio.

Questo gruppo ha trovato un’interlocuzione molto interessante con la Regione e con i Comuni interessati da questi percorsi quindi possiamo dire che il primo elemento è stato costituito.

Ci sono inoltre reti d’impresa, già attive sul territorio e che hanno partecipato a questo focus group, che sono ben felici di dialogare con gli Enti per poter valorizzare questo elemento.

Il secondo focus sarà quello del turismo dove si parlerà di coordinamento dell’immagine piuttosto che attività promozionali legate ai laboratori artigianali.

Insieme con l’Autorità di bacino per le Alpi Orientali e ARPA FVG, siamo riusciti a costruire una serie di azioni sul miglioramento della qualità delle acque sia da un punto di vista chimico che ecologico. Sono obiettivi molto ambiziosi ma che potrebbero portare a dei risultati concreti nel giro di qualche anno.

I successivi focus group saranno giovedì 16 per la biodiversità e giovedì 25 ci occuperemo di formazione, educazione ambientale e cittadinanza attiva. Per essere sempre aggiornati c’è la nostra pagina Facebook Contratto di Area Umida della Laguna di Marano.

D: Spiegaci come possiamo, noi cittadini, contribuire a preservare il nostro ecosistema e le sue biodiversità.

Possiamo proteggere solamente quello che conosciamo. Sicuramente una partecipazione attiva può contribuire ad avere una conoscenza più approfondita del territorio e, conseguentemente, a proteggerlo. Appena avviato il progetto, abbiamo creato un’analisi approfondita di quello che è il nostro territorio, da condividere e aumentare la consapevolezza del valore che abbiamo.

Inoltre, stiamo lavorando per creare una strategia su quelle che possono essere le azioni da intraprendere in merito al cambiamento climatico.

Nella Laguna di Marano, il tema del cambiamento climatico è evidente sotto vari punti di vista: dalla subsidenza delle mote, ovvero l’abbassamento della quota delle “isolette” su cui sorgono i casoni fino ai fenomeni di acqua alta che stanno diventando sempre più frequenti.

Quello che abbiamo proposto all’interno di questo contratto, è di inserire un indicatore per ciascuna azione che faremo ovvero, se le singole azioni si occupano del cambiamento climatico,

  • che tipo di strategia mettono in atto?
  • si tratta di mitigazione o di adattamento?


Questa è frutto di collaborazione che abbiamo istituito con un altro progetto INTERREG che è portato avanti da ARPA OSMER e che si occupa proprio di questi temi.

D: L’Osservatorio di cui ci parlavi all’inizio, è quello legato al monitoraggio degli aspetti legati ai cambiamenti climatici o è qualcosa di diverso?

L’osservatorio è un osservatorio sui contratti di area umida per quanto riguarda l’Adriatico e ha più una funzione di confronto su quelli che sono i temi legati alla qualità delle acque.

Una cosa molto importante da segnalare, è che il contratto di Area Umida, come altre contratti di laghi, di fiumi o di costa, ha delle regole che devono essere rispettate. Un esempio è il rispetto del “requisito di finalità e coerenza” ovvero che deve contribuire a perseguire gli obiettivi delle normative in materia ambientale, in particolare al miglioramento dello stato dei corpi idrici.

C’è quindi una forte attenzione al controllo e monitoraggio della qualità delle acque che deve messa in rete per andare a capire quali indicatori andare a misurare e come confrontarli con le altre aree target.

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