La scienza rimette in discussione la morte, lo spazio e il tempo…

Tutti siamo destinati a morire, e su questo, per ora, non vi è alcun dubbio.

Sul perché moriamo e sul significato che ha la morte all’interno della nostra vita, esistono innumerevoli correnti di pensiero. Il significato che ciascuno di noi associa alla morte può far parte di un nostro credo religioso, oppure di una propria personale teoria, oppure ancora ha origine da un atteggiamento di rassegnazione nei confronti di un fenomeno che per quanto ci è concesso in qualche modo di rimandare, non possiamo certamente evitare.

Dell’idea di morte ne parla da qualche anno anche lo studioso Robert Lanza, medico e scienziato americano.

“Il Novecento è stato il secolo della fisica” – si legge dal libro “Biocentrismo – l’universo, la coscienza, la nuova teoria del tutto”. “Le scoperte sull’atomo, le sue particelle e l’architettura del cosmo hanno prodotto la nostra concezione di universo e tutta la tecnologia che plasma la vita quotidiana. Eppure, proprio la fi sica non è stata capace, e non lo è ancora, di rispondere alle antichissime domande dell’uomo, invocando come risolutiva quella teoria del tutto che ha a lungo inseguito e mai raggiunto. Che cosa c’era prima del Big Bang? Perché l’universo sembra costruito perfettamente su misura per l’uomo? E se chiudiamo gli occhi, l’universo esiste ancora? Esistono lo spazio e il tempo? Che cosa succede dopo la morte?“

Secondo Lanza, la risposta a queste domande va cercata nella biologia che diventa la “scienza madre” di tutte le altre: la vita assume quindi l’essenza del nostro stare al mondo e il centro nevralgico di tutte le cose.

Lo scienziato non si sofferma naturalmente solo sul concetto di morte, “a cui crediamo solamente perché ci è stato detto che sarà così, quando in realtà la morte del corpo ci permette di accedere ad una nuova dimensione dell’anima e della nostra coscienza”. La teoria del Biocentrismo si interroga su molte tematiche, che affondano le loro radici nella fisica quantistica e in molti argomenti che caratterizzano la fisica moderna (come l’idea di “multiverso”). Tra le domande che la teoria si pone vi è quella che si interroga su ciò che è reale e ciò che invece è solo una percezione della nostra mente. In molti casi, sostiene lo studioso, le dimensioni del tempo e dello spazio con cui crediamo di convivere in perfetta sintonia e in perfetta consapevolezza, non sono altro che unità di misura convenzionalmente riconosciute per aiutarci a definire il mondo che abitiamo; in realtà esistono dentro di noi e non fuori da noi. Sono insomma, artefatti della nostra mente. L’uomo, con la propria coscienza, costruisce quindi il mondo in cui vive. “È la creatura biologica a modellare il racconto. Soltanto quando la materia diviene cosciente di sé e comincia a osservare l’esistente, l’universo intero muta la propria natura dallo stato indeterminato di probabilità – così come definito dalla teoria quantistica – a quello di misteriosa, concreta presenza: a partire dal fotone, dal petalo di una margherita, dal vento, per arrivare alle nebulose più remote.”

Consapevole della complessità delle questioni affrontate, Lanza ha cominciato a divulgare le sue teorie dal 2007, con un articolo che già lasciava intendere le sue ambizioni: “A New Theory of the Universe”, oltre che con il libro sopracitato.

Lanza, che è considerato uno degli scienziati più importanti del mondo, ci invita a mettere in discussione la nostra esistenza, nonché a considerare la nostra coscienza e il nostro io come gli unici veri costruttori di un universo che studiamo da millenni, ma che ancora appare enormemente oscuro e insondabile.

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