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Quanto pesa una singola parola?

Nella vita di tutti i giorni, il linguaggio pesa. Pesa come una piuma quando ridiamo e scherziamo con le persone a noi care; pesa come un macigno quando ascoltiamo qualcosa che urta la nostra sensibilità o quello che siamo.

Interrogandoci sul peso del linguaggio, anche non verbale, abbiamo chiesto a Rita Maffei di dirci la sua sull’evoluzione della comunicazione negli ultimi tempi. Attrice e regista, vice presidente e co-direttrice artistica del CSS Teatro stabile di innovazione del FVG, Rita ci ha lasciato interessanti spunti di riflessione… Che non vediamo l’ora di approfondire il 19 marzo al Teatro Giovanni da Udine.

Ciao Rita. Iniziamo subito con una domanda che interessa tutti coloro che tengono un progetto nel cassetto, cercando il modo migliore per dargli forma e concretezza, magari presentandolo a una persona influente. Come coinvolgere questa persona e renderla partecipe del progetto, sfruttando il linguaggio?

La comunicazione ahimè parte da lì, dal linguaggio. Dico “ahimè” perché significa che alla fine ciò che convince non è la bontà del messaggio, ma sono altri strumenti. E questo è estremamente pericoloso… Pensiamo alla propaganda.

Comprendere quali sono gli strumenti della comunicazione aiuta ad analizzare ciò che viene comunicato. Una delle mancanze del nostro tempo è proprio la formazione sulla comunicazione, una questione centrale della nostra epoca che, in quanto tale, dovrebbe essere insegnata ed analizzata. È importante che chi ascolta non si trovi in uno stato di ignoranza e ingenuità di fronte a una notizia (pensiamo alle fake news). 

In questo senso, è necessario pensare non solo a quanto la comunicazione sia importante, ma anche a quanto possa essere manipolata e veicolata per trasmettere messaggi sbagliati.

Saper usare gli strumenti della comunicazione e del linguaggio ha a che fare con la capacità di capire quando questo viene fatto con intenzione malevola. Nell’era della comunicazione, tutto questo dovrebbe essere insegnato a scuola.

Quali sono, quindi, i consigli che vuoi dare a chi ha un progetto e sta cercando il modo di svilupparlo, coinvolgendo altre persone che potrebbero intervenire con un interesse personale, professionale o economico?

L’importante è essere semplici e avere ben chiara la direzione da mantenere. 

Devi immaginare di parlare a un’unica persona e non a una massa, per rendere diretto il tuo discorso. Devi scegliere il lettore o l’ascoltatore ideale a cui rivolgerti e parlare direttamente a lui.

Inoltre, è fondamentale lavorare sulla struttura del tuo pensiero: qual è l’obiettivo? Da dove parto? Dove voglio arrivare?

La concretezza, intesa come la concretezza degli obiettivi da raggiungere, è un’altra regola importante.

Pensando alla tua esperienza di attrice e regista, quanto ritieni importante il linguaggio, non solo rispetto alle parole che usiamo, ma in un’ottica più completa, come può essere quella della comunicazione non verbale? 

Immaginiamo che cosa possiamo fare nei confronti di un’altra persona senza parlare: possiamo usare la nostra posizione nello spazio, il modo in cui gesticoliamo, la mimica, perfino lo sguardo, per veicolare quella che è la nostra intenzione di comunicazione.

Il Covid, in questo senso, ha rivoluzionato alcune nostre importanti abitudini di comunicazione, di cui ci accorgiamo solamente quando siamo impossibilitati a replicare: pensiamo alla mascherina, che ci copre metà volto, riducendo notevolmente la nostra capacità espressiva. Per non parlare della mano che non stringo più quando mi presento, l’abbraccio con cui non avvolgo più un caro amico.

Stare a distanza, piuttosto che avvicinarsi, comunica qualcosa. Come lo comunica il gesto di tendere una mano o di accogliere a braccia aperte qualcuno.

Comunichiamo anche attraverso l’utilizzo dei muscoli del nostro volto e del modo in cui guardiamo qualcuno o qualcosa. Lo sguardo, in particolare, comunica la nostra intenzione. Lo stesso sguardo che mi consente di guardarti se parliamo faccia a faccia, ma che ti guarda senza vederti se invece comunichiamo attraverso una webcam.

In che modo pensi possa evolversi in futuro il linguaggio e in generale la comunicazione?

Per rispondere dovrei avere la sfera di cristallo; le cose si stanno trasformando con una rapidità che non si era mai vista prima.

Immagino ci sarà un enorme sviluppo relativamente alla lettura facciale. Ci saranno robot in grado di capire la nostra intenzione, altri programmi che riusciranno a lavorare in modo più preciso con le voci.

Sicuramente avremo delle grandi sorprese su come la voce artificiale porterà con sé le intenzioni.

Il mondo dell’intelligenza artificiale ci aprirà strade nuove per comunicare. Come tutto, un po’ mi fa paura e un po’ mi incuriosisce e affascina.

Inclusività: una parola che oggi rassicura e spaventa…

L’inclusività è un argomento al centro di tanti dibattiti. Credo che sia molto importante parlarne, perché fino ad ora non ci si è mai posti il problema. Finalmente oggi è considerato un tema di cui discutere e parlare, verso il quale cercare delle soluzioni… Non sono le soluzioni migliori? Almeno se ne parla.

La nostra lingua è misogina; l’italiano considera che il maschile sia l’universale e il femminile il particolare. Ma non è solo questo il problema; dobbiamo fare attenzione agli appellativi maschile/femminile, così come ad altri ambiti. Dobbiamo porre la nostra attenzione a tanti aspetti che prima non sono mai stati considerati da un punto di vista del linguaggio.

Ecco perché abbiamo la necessità di considerare il linguaggio come uno strumento che può creare legami e relazioni, ma che può anche fare del male. Bisogna essere sempre consapevoli di questo.

Grazie Rita, non vediamo l’ora di ascoltarti sul palco del TEDxUdine | Nove Muse il 19 marzo! Sappiamo che hai in serbo tante altre curiosità sul linguaggio, la comunicazione e il modo in cui una parola o un gesto sbagliato possano davvero fare la differenza.

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